Vi voglio bene. Veramente. Provo affetto per voi. Quando mi fermate nelle stazioni o negli aeroporti, per strada e nei posti più impensabili, da un b&b disperso in Islanda a un giro in bici a Cuba, dal centro storico di Ostuni ai sobborghi di Milano… e il più delle volte non mi chiedete né selfie né autografi ma solo una stretta di mano, i più coraggiosi un abbraccio e tutti e tutte, sempre e comunque, concludete con un “GRAZIE” accompagnato di norma da un “continua così mi raccomando” o un “non mollare” e ancora “il tuo lavoro è importante”.

Siete persone buone, ve lo leggo negli occhi. E quasi tutti siete incredibilmente gentili, educati, civili. Mi rendete orgoglioso e grato.

Siete la migliore risposta possibile a quella domanda fastidiosa che di tanto in tanto si insinua nei pensieri… ovvero “chi te lo fa fare?”.

Siete i miei dischi di platino, i miei premi Pulitzer, le mie lauree ad honorem, i miei riconoscimenti istituzionali. Per me, ogni vostra stretta di mano e ringraziamento, è una piccola medaglia al valor civile.

Ricevere attestati di stima da parte della “gente comune” invece che da politicanti e persone di potere, è la conferma che sono sulla strada giusta.

Dunque, avanti tutta!