Continuano a parlare di “assalto violento”, addirittura “squadrista”, per qualche secchio di concime e della carta straccia buttata per terra. Che poi sarei tanto curioso di vedere CHI effettivamente ha fatto COSA. Manco i computer sulle scrivanie hanno toccato. Ormai abbiamo anche gli “squadroni fascisti civili ed educati”. È tutto così petaloso.
Di fronte una stampa marcia e complice di un genocidio, megafono in ultimo di una tregua fake con cui hanno sedato l’opinione pubblica mentre il massacro continua, di notizie strumentalizzate, distorte e manipolate ad arte, di fronte una propaganda becera e un giornalismo zerbino di politica e multinazionali, di fronte a tutto questo SCHIFO, si indignano per un innocuo tafferuglio, risolvibile con un secchio di vernice bianca.
A piegarsi per raccogliere i fogli sul pavimento invece, non faranno alcuna fatica: sono molti i giornalisti italiani abituati a mettersi a novanta. E lo vediamo bene anche sto giro. Sempre più persone se ne stanno rendendo conto.
Agli altri continuano a fare il lavaggio del cervello, provando a convincere le masse che obbedire sempre e comunque sia una virtù, che va bene protestare ma a modino, a voce bassa, senza fare troppo baccano altrimenti si passa dalla parte del torto.
Perbenismo masochista alimentato dall’establishment per difendere lo status quo.
Politici, intellettuali, pennivendoli vari tutti uniti in coro – e dietro a ruota le orde di schiavi che difendono i padroni da perfetti guardiani della Matrix e ripetono a pappagallo – “la violenza è sempre sbagliata, punto”.
Va bene e allora parliamo di VIOLENZA. Ragioniamo insieme su questa parola tabù, svisceriamola.
Da notare come la società moderna rifiuta ormai in maniera unanime e categorica soprattutto quella fisica e del singolo mentre accetta, ignora o avvalla quella psicologica o dello stato. Che invece è ben peggiore.
Il filosofo tedesco Johann Caspar Schmidt sosteneva che Nelle mani dello Stato la forza si chiama diritto, nelle mani dell’individuo si chiama delitto. E ancora: “Lo Stato chiama «legge» la propria violenza, e «crimine» quella dell’individuo.”
Non è forse così?
In tutto questo i governi ci sguazzano e hanno anche imparato ad alzare l’asticella cambiando il senso delle parole o utilizzando termini diversi per descrivere le loro “iniziative”. Le guerre spacciate per missioni di pace sono l’apice e l’esempio definitivo di questa vomitevole ipocrisia.
Parliamo, parliamo di VIOLENZA.
Anche quella delle forze dell’ordine di norma è tollerata e ben accetta, in quanto necessaria per placare i facinorosi. E pazienza se ogni tanto si esagera o di essa si abusa: per i più si tratta di danni collaterali verso persone che comunque “se le sono andate a cercare”.
Andatelo a dire alle famiglie di Federico Aldrovandi, Stefano Cucchi, Aldo Bianzino e Giuseppe Uva (giusto per citarne alcune). Andatelo a dire a studenti e operai manganellati per aver provato a difendere i propri diritti. E mentre lo dite sperate di non esser mai tra i prossimi a cui verranno tolti.
Ma parliamo ancora di VIOLENZA.
Ve li ricordate Sacco e Vanzetti? I due anarchici italiani condannati a morte e uccisi nel 1927 in America. Quando chiesero a quest’ultimo se avesse qualcosa da dire prima dell’esecuzione, lui rispose:
La società nella quale voi ci costringete a vivere, e che noi vogliamo distruggere, è tutta costruita sulla violenza. Mendicare la vita per un tozzo di pane è violenza; la miseria, la fame alla quale sono costretti milioni di uomini è violenza; il denaro è violenza; la guerra, e persino la paura di morire, che abbiamo tutti, ogni giorno, a pensarci bene è violenza.
Successivamente, quelli buoni, democratici, civili e pacifici, lo misero sulla sedia elettrica. Era innocente.
Parliamo, parliamo di VIOLENZA.
Senza quella dei nostri partigiani il regime fascista avrebbe continuano a proliferare indisturbato. Senza quella dei suoi gruppi armati rivoluzionari, Nelson Mandela non avrebbe mai sconfitto l’apartheid. Senza la violenza neppure Gesù in persona avrebbe cacciato i mercanti dal tempio e insegnato che certi luoghi sacri non vanno mai profanati. Sia chiaro, li ha presi proprio a calci nel culo!
Ma già sento i cori: “E la fontehhh?!” Vangeli canonici del Nuovo Testamento. Buona lettura.
Ciò detto, NO, io non sono un violento, non lo sono mai stato. Anzi, ho sempre ripudiato la violenza e promosso il dialogo, la tolleranza e qualsiasi altra soluzione PACIFICA. Ma non sono nemmeno un ingenuo, so ancora ragionare con la mia testa – a differenza di molti là fuori – e so bene che ci sono casi, tra cui alcuni descritti qui sopra, nei quali la pazienza cessa di essere una virtù anche perché è bene ricordare che la pazienza dei popoli è la mangiatoia dei tiranni, citando Emilio De Marchi. Non è forse così?
Sorella della pazienza è la tolleranza, parola bellissima che descrive quell’atteggiamento di rispetto nei confronti di comportamenti, idee o convinzioni altrui, anche se in contrasto con le proprie. Fondamentale continuare a coltivarla dentro di noi. Anch’essa però non è innocua e il paradosso di Karl Popper lo dimostra in modo inequivocabile: La tolleranza illimitata porta alla scomparsa della tolleranza. Se estendiamo l’illimitata tolleranza anche a coloro che sono intolleranti, se non siamo disposti a difendere una società tollerante contro gli attacchi degli intolleranti, allora i tolleranti saranno distrutti e la tolleranza con essi.
E allora mi dispiace, ma alla luce di tutte queste riflessioni non posso sposare “la tesi del pacifista sempre e comunque”. Rimango contro la violenza ma a favore della legittima difesa, anche violenta quando e se necessaria. E di una rabbia legittima che a volte se esasperata può anche perdere la calma, tra una bomboletta spray e un po’ di cacca.
“E se lo facessero a casa tua? Come reagiresti?”
Il fatto è che a casa mia non lo fanno, a me in compenso portano in omaggio bottiglie di vino e fiori di canapa ringraziandomi per essere una voce libera e fuori dal coro, per non allinearmi ai ciarlatani autoproclamatisi “professionisti dell’informazione”, per raccontare la realtà senza filtri, senza propaganda, senza conflitti di interesse. Il giorno che mi lanceranno letame ve lo farò sapere, dopo aver rinnovato l’orto.
Per concludere vi lascio con un’ultima citazione, a mio avviso la più eloquente sull’argomento e che in futuro ci tornerà utile se le élite dominanti continueranno a trattarci come sudditi. È di Bertolt Brecht, uno che di ingiustizie e soprusi ne sapeva qualcosa: Tutti a dire della rabbia del fiume in piena e nessuno della violenza degli argini che la costringono.
NO JUSTICE NO PEACE.
