“Sono un sionista e a Gaza non c’è nessun genocidio. Per me il sionismo è il riconoscimento più semplice e basilare del diritto degli ebrei a una patria nazionale, a una difesa esistenziale e necessaria”.
Queste recenti dichiarazioni di Erri De Luca hanno lasciato in molti a bocca aperta. C’è chi sui social ha annunciato il rogo dei suoi libri, chi l’ha insultato pesantemente, chi ha parlato di una delusione estrema e definitiva. Reazioni comprensibili.
Il noto scrittore in realtà si era già espresso in passato sull’argomento sollevando altre volte polemiche ma ciò che lascia anche a me perplesso, sono queste sue parole, pubblicate nel novembre 2015 sotto forma di lettera pubblica ancora disponibile sul sito ufficiale della sua fondazione:
“Sono dalla parte di ogni perseguitato per antica scelta di campo. Sulla Palestina sto dalla parte del popolo palestinese, oppresso da parte israeliana e oppresso dalla sua dirigenza. Subisce un doppio torto, da fuori e da dentro. Ma non sto con Hamas, né con l’Isis che sta prendendo piede a Gaza e che combatte insieme a Hamas contro il governo egiziano.
Non sto dalla parte del governo israeliano. Anche il popolo di Israele soffre di un governo non interessato alla soluzione pacifica. Sia l’autorità palestinese che Netanyahu sono anzi legittimati dalla continuazione del conflitto.
La soluzione resta quella di due Stati ben divisi tra loro.”
Parole molto più condivisibili e sensate di quelle espresse recentemente.
Ora, lungi da me difendere De Luca sulle nuove dichiarazioni ma ritengo opportuno aggiungere un elemento che può aiutare a capire, a comprendere il suo punto di vista (per quanto non lo condivida minimamente).
Quando De Luca spiega cos’è per lui il sionismo sbaglia?
Storicamente, no: la sua definizione esiste davvero ed è una delle definizioni legittime del sionismo. Non si è inventato il termine. Molti studiosi ebrei, israeliani e occidentali usano proprio quella definizione minima: il diritto degli ebrei ad avere uno Stato.
È anche vero però che la sua definizione è incompleta se presentata come l’unica possibile: ignora o minimizza il fatto che il sionismo storico abbia avuto anche conseguenze traumatiche per i palestinesi e che oggi il termine sia associato, da molti, alle politiche dello Stato israeliano contemporaneo.
Il nodo vero è questo: per alcuni il sionismo è un movimento di liberazione nazionale, per altri è un progetto coloniale, per altri ancora contiene entrambe le dimensioni contemporaneamente. Ridurre tutto a “il sionismo è solo diritto all’esistenza” oppure “il sionismo è solo colonialismo” semplifica troppo una storia molto più complessa.
E il grande, enorme errore di Erri De Luca, secondo me è questo.
Tanto più oggi, tanto più di fronte alla carneficina fatta da Israele a Gaza. All’orrore che tutti abbiamo visto e che non accenna a fermarsi. Alla violazione ripetuta e continua del diritto internazionale e dei più basilari diritti umani.
In passato ho condiviso posizioni e battaglie di De Luca (come ad esempio quella contro la Tav Torino-Lione), oggi mi trovo lontanissimo dal suo pensiero riguardo la questione palestinese. Per quanto mi riguarda negare il genocidio in corso a Gaza significa permetterlo, assecondarlo ed esserne complice. Per questo non posso giustificare Erri De Luca in alcun modo.
Ma bruciare i suoi libri lo trovo altrettanto sbagliato o se non altro inutile: dobbiamo imparare a prendere il buono di quanto ognuno può darci o ci ha dato, che sia un amico, un parente, un cantante o uno scrittore.
E in questo caso più che mai, ricordandoci (e ricordandogli) quella sua splendida poesia che iniziava così: “Considero valore ogni forma di vita”.
Caro Erri, è proprio perché per anni sei stato una voce libera e dalla parte degli ultimi che le tue recenti parole fanno così male: non perché hai cambiato idea o sei passato dalla parte degli oppressori, ma perché sembrano negare il valore di tante, troppe vite spezzate.
