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	<title>MG.it&#187; Walden o Vita nei boschi di Henry D. Thoreau</title>
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		<title>Walden o Vita nei boschi di Henry D. Thoreau</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Nov 2009 19:09:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Matteo</dc:creator>
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Forse molti conoscono già queste parole, citate nel film “L’attimo fuggente” (titolo originale: “dead poet society”). L’autore è Henry D. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>“<em>Andai nei boschi perché volevo vivere con saggezza e in profondità e succhiare tutto il midollo della vita, sbaragliare tutto ciò che non era vita, e non scoprire in punto di morte che non ero vissuto</em>”.</p>
<p>Forse molti conoscono già queste parole, citate nel film “L’attimo fuggente” (titolo originale: “dead poet society”). L’autore è <strong><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Henry_David_Thoreau" target="_blank">Henry D. Thoreau</a></strong>, e sono un frammento del saggio-diario da lui scritto tra il 1845 e il 1847, anni vissuti a stretto contatto con la natura sulle rive del lago di Walden, a Concord, Massachusetts; qui costruisce una capanna nella quale vivrà per tutto il tempo lì trascorso. Ci si potrebbe chiedere come sia riuscito a resistere alla solitudine, agli allettanti richiami del ‘mondo civilizzato’, come abbia fatto a non annoiarsi… Ebbene, <strong>il suo tempo era pieno perché la sua mente era vuota</strong>, liberata da tutti gli inutili fardelli fisici e mentali che già stavano appesantendo la nascente borghesia americana del tempo.</p>
<p>Attraverso capitoli tematici, alcuni più pratici dedicati alla sopravvivenza e all’economia, e altri che toccano livelli filosofici e poetici, anche il lettore entra per un momento nella casetta di Walden, ed è continuamente punzecchiato da Thoreau, dalle sue considerazioni sull’effettiva utilità di tutto quello che ci circonda. Il suo pensiero si può riassumere con una parola: ‘<strong>semplicità</strong>‘, che non è affatto sinonimo di banalità. <strong>Ci invita a riflettere sulle reali necessità fisiche dell’uomo</strong> (cibo, tetto, vestiario, calore), che non rinnega, infatti solo quando si avranno queste cose l’uomo potrà elevarsi spiritualmente, ma soprattutto potrà iniziare a sperimentare la vita. All’interno della società vi è un paradosso nascosto: <strong>le condizioni per ottenere libertà e indipendenza materiali (il denaro) sono le stesse che non ci rendono liberi (lavoro, quindi il denaro)</strong>; ogni oggetto in più che noi possediamo ha un costo, la vita stessa, che subito o a lungo andare bisogna dare in cambio per ottenere quell’oggetto.</p>
<p>Perché sacrificare la vita al lavoro se poi per colpa di esso non si ha più il tempo di vivere, o perché ammalarsi per mettere da parte dei soldi per quando saremo ammalati? Thoreau guarda molto avanti rispetto ai suoi contemporanei: vede nella vecchiaia dimenticanza e non esperienza, <strong>l’umanità come un enorme potenziale intellettivo utilizzato solo in minima parte</strong>, e non esclude l’esistenza di altre creature viventi nel cosmo: “quali esseri lontani e differenti, contemporaneamente e dai vari luoghi di una medesima stella, contemplano l’universo!” si era già fatto osservatore della passività con cui gli uomini si rapportano alla tecnologia: “ora sono diventati strumenti dei loro strumenti”.</p>
<p>Emerge costante <strong>l’amore per la natura</strong>, l’obiettiva consapevolezza di farne parte, ché essa non è una cosa esterna agli uomini. E se all’inizio la solitudine è spiacevole, a breve scompare, quando si capisce che non è la presenza di altre persone a farci sentire meno soli. Ciò non significa rinnegare la piacevolezza della compagnia umana; Thoreau a Walden riceve visitatori e condivide con loro la vita, come lo fa con gli animali e gli alberi, che non hanno meno importanza. Di questi e altri argomenti parla Henry Thoreau, e <strong>ogni riga è satura di spunti e descrizioni</strong>, più di un libro che possa aver scritto un viaggiatore nello stesso periodo di tempo. Anche Thoreau in effetti ha viaggiato, ma all’interno di se stesso, e nessun viaggio può essere più denso di questo. Recensione di Angelica Bezziccari (fonte: Associazionedonchisciotte.org)</p>
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