Scrivo dall’aeroporto di Fiumicino (Roma), stiamo rientrando, la nostra vacanza in Salento è finita. Che spettacolo! La Notte della Taranta è stata davvero esaltante, una marea di gente (abbiamo sentito dire, quasi 300 mila persone!), danze e musiche per noi assolutamente inedite. Alcuni amici che frequentano la festa da anni, dicono però che ultimamente si è perso molto dello spirito originale di questa manifestazione, che per molti ormai non è altro che una delle tante occasioni per “sballarsi” e fare casino. Purtroppo capita spesso ad eventi che raggiungono un gran numero di partecipanti, come in questo caso. Noi ci siamo divertiti alla grande e siamo arrivati in tenda verso le 7 di mattina. La pizzica, vista là e ballata bene, è un qualcosa di indescrivibile… è molto di più di una danza; è un rituale, una dimostrazione unica di complicità, è la passione portata all’estremo, è questo e molto altro.
Abbiamo proseguito il nostro viaggio sulla costa, fermandoci in alcune insenature… mille bagni tra tuffi mozzafiato e acque limpidissime. Alcuni giorni a Otranto (la parte antica è stupenda), una serata in una masseria-agriturismo delizioso con concerto a numero chiuso di musica balcanica… da brividi. E infine Lecce, visitata un po’ di fretta, avrebbe meritato più attenzione, ma il viaggio era al termine e noi ci sentivamo già belli “pieni”.
10 giorni intensi, ne è valsa la pena! Unica pecca, la troppa gente… molto meglio a luglio o settembre, ci hanno detto e ne siamo sicuri. In ogni caso, viva il Salento, la sua cultura, i suoi profumi, la sua gente.
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Salento 2009 (2° parte)
Salento 2009
Era da alcuni anni che volevo vedere il Salento, molti amici me ne avevano parlato bene, raccontavano di posti meravigliosi e di feste esagerate. Da un po’ di tempo poi, mi sono reso conto di conoscere pochissimo l’Italia e di averla spesso “snobbata” ingiustamente. E allora, eccomi in Puglia, 10 giorni insieme a due amici, di nuovo on the road. Partiti da Venezia in aereo il 18 agosto, arrivo a Brindisi e poi via con un’auto a noleggio. Senza un itinerario preciso, dormendo in tenda dove capita e decidendo il da farsi giorno per giorno… il più bel modo di viaggiare! Siamo qui da 4 giorni, abbiamo visto-visitato Squinzano, Casalabate, Porto Cesario, Gallipoli e ora siamo in un campeggio a pochi km da Santa Maria di Leuca, dove abbiamo cenato ieri sera: posti meravigliosi, lo confermo, paesaggi a tratti ancora selvaggi, mare fantastico, profumi… e riguardo le feste, vi saprò dire i prossimi giorni visto che dobbiamo ancora passare una notte in piedi. Troppa gente, ecco si, veramente troppa gente, soprattutto nella zona di Gallipoli, code di auto infinite, parcheggi improvvisati ovunque, marciapiedi invasi… d’altronde siamo ad agosto e il Salento attira sempre più turisti. Questo week end comunque in molti se ne vanno, mentre noi continueremo a seguire la costa e risalire verso l’Adriatico. E intanto, stasera, saremo alla grande Notte della Taranta, a Melpignano!

The End
>>> GUARDA IL VIDEO DEL VIAGGIO
A montaggio finito riguardo il filmato del nostro viaggio e mi brillano gli occhi…
Se mi concentro un attimo posso ancora sentire il rumore delle auto in Times Square; le gocce d’acqua sulla pelle alle Cascate del Niagara; vedo gli alberi rossi delle foreste canadesi e il tramonto riflesso su quel lago in Ontario; sento il gusto amaro degli shot di tequila al Coyote Ugly, a Chicago; il vento in faccia sulla Route 66; posso ancora toccare il sangue di Ric sui miei jeans, percepire la tensione di quella notte a Oklahoma City, la rabbia e la determinazione dei giorni successivi, la solidarietà, l’umanità, la forza; e vedo di nuovo gli indiani che cavalcano nel deserto dell’Arizona, rivivo quella fantastica allucinazione; mi manca il fiato, un’altra volta, sul Gran Canyon; e sorrido oggi come allora, sulla spiaggia di Santa Monica, a Los Angeles, guardando il sole tra le palme della California e ringraziando non so chi, non so cosa, per tutto ciò che ho avuto la possibilità di sentire, ascoltare, vedere, …vivere, in questa avventura irripetibile.
Prima di partire sapevamo che sarebbe stato un grande viaggio, ma non fino a questo punto: le foto e gli articoli del blog aiutano a ricordare, a trasmettere parte di ciò che abbiamo vissuto, a condividerlo… ma ciò che ci ha lasciato dentro è un qualcosa di immenso, di indescrivibile, ed è personale, intimo.
Non è stato un semplice viaggio, una vacanza, un’esperienza… ripensando a quei 40 giorni ho come l’impressione di aver vissuto una “piccola vita” all’interno della mia vita. Un’esistenza quasi separata, distinta e indipendente da tutto il resto, tanto grande che è stata.
A questo punto, ulteriori considerazioni sugli Stati Uniti mi sembrano superflue: auguro a loro (e quindi al resto del mondo) di trovare presto le soluzioni necessarie a risolvere le attuali e future crisi economiche e sociali che invadono il Pianeta. Perché se molte cose di quelle che abbiamo visto funzionano e sono eticamente giuste, molte altre no.
Vorrei infine sottolineare l’importanza del viaggiare, aldilà di questa nostra avventura. Se ne potrebbe parlare e scrivere per ore, ma preferisco lasciarvi con una citazione:
“Inizialmente viaggiamo per perderci, poi viaggiamo per ritrovarci. Viaggiamo per aprire il nostro cuore e i nostri occhi e conoscere del mondo più di quello che riesce a stare nei giornali (…) In sostanza, viaggiamo per ritornare a essere dei giovani pazzi, per rallentare il tempo, farci ingannare e innamorarci di nuovo.” (Pico Iyer)
Buon viaggio a tutti! Peace.
I numeri del viaggio:
15 città
17 stati
42 giorni
9.464 km percorsi
1.442 foto scattate
40 articoli blog
552 commenti
23 registrazioni radio
9 dirette radio
22 articoli giornale
554 presenze su motori di ricerca
394 media visite uniche giornaliere
811 visite uniche record giornaliere (il 20.10.08)
16.543 visite totali (fino al 3.11.08)
La colonna sonora del viaggio:
Last night – Puff Daddy
Sailing to Philadelphia - Mark Knopfler
The eye of tiger - Survivor
No Matter What - T.I.
Attack - 30 seconds to Mars
I’ll be missing changes - Puff Daddy vs Tupac
Oh boy - Buddy Holly
Layla - Eric Clapton
Apologize - Timbaland feat. One Republic
Rise – Eddie Vedder
Di vizi di forma e virtù – Dargen D’Amico
Brothers in arms - Mark Knopler
Fast car - Tracy Chapman
Push & Pull - Nikka Costa
Summer of ‘69 - Bryan Adams
Homecoming - Kanye West feat. Chris Martin
On the road again - Sheryl Crow & Willie Nelson
Silence - Delerium feat. Sarah McLachlan
Kansas City Shuffle - J. Ralph
Mack the Knife - Louis Armstrong
Ly O Lay Ale Loya - Sacred Spirits
Blowin’ in the wind - Bob Dylan
Hey ma - Cam Ron
Hate it or Love it - The Game feat. 50 Cent
To live and die in L.A. - Tupac
California dreamin – The Mamas and The Papas
La canzone del viaggio: Whatever you like – T.I.
La foto del viaggio:
Thanks: le nostre famiglie, il nostro sponsor (X-ide eyewear), i nostri media partner (Dolce Vita magazine e Radio Club 103), Marco Antinarella e il Corriere delle Alpi, Alessandro Bove, Alice Guy, la dott.ssa Robin e tutto lo staff del St. Anthony Hospital di Oklahoma City, Giuseppe Clemente, Marmarole Viaggi, Mondial Assistance, tutte le persone che ci hanno letto e seguito (soprattutto chi ha commentato), Tobia (la “presenza”) e i Kadore Bad Boys.
San Francisco days
Che bella città San Francisco! Non avremmo potuto concludere il nostro viaggio in un posto migliore. Peccato solo per il brutto tempo: su 3 giorni passati qui, non siamo riusciti a vedere la città col cielo azzurro. Motivo in più per tornarci!
Abbiamo lasciato Los Angeles il 30 ottobre pomeriggio, 600 km tutti di un fiato ed eccoci in quella che fu la capitale degli hippy e uno dei “focolai” della beat generation.
“La città è famosa soprattutto per la sua vocazione cosmopolita e tollerante, per la sua vivacità culturale e l’eclettismo architettonico” (da Wikipedia).
Basta una mezza giornata per le vie di San Francisco per rendersi conto di essere in una città particolare, diversa, unica… sia per come è costruita (con continue salite e discese su strade ripidissime) che per la gente che ci vive (è facile incontrare personaggi a dir poco alternativi).
Il primo giorno l’abbiamo dedicato alla visita dei quartieri più famosi della città, da North Beach, detta anche Little Italy, con alcuni locali storici come il Vesuvio, uno dei bar più amati dai protagonisti della Beat Generation…
…a l’Haight Ashbury, che durante gli anni ‘60 fu il centro del mondo degli hippy, mecca della cultura alternativa e bohémien.
Serata del 31 (Halloween) passata nel quartiere Castro… e le foto del post precedente raccontano tutto (o quasi)
Pioggia e vento ci hanno accolto il 1° novembre ma senza scoraggiarci siamo partiti alla scoperta di Alcatraz, la prigione più famosa al mondo…
…battello preso da Pier 33, sulla via The Embarcadero e dopo mezz’ora di navigazione eccoci sull’isola.
Passeggiare per i corridoi del carcere sapendo che lì hanno vissuto parte della loro vita tra i criminali peggiori al mondo (tra cui Al Capone, Robert Stroud detto “the Birdman”, Alvin Karpavicz, George Kelly detto “Machine gun”), è una sensazione strana: sembra quasi di sentire ancora le loro voci, i loro respiri.
All’arrivo, lo staff fornisce ad ogni visitatore un walkman con una registrazione dettagliata (anche in italiano) che guida le persone attraverso un tour completo nella prigione.
Informazioni, curiosità e storie del penitenziario, vengono raccontate tramite le cuffie e mostrati dal vivo all’interno delle varie sale (celle, visitors center, mensa, sale delle guardi, cortile, ecc).
Particolarmente avvincente il racconto dell’evasione più famosa di Alcatraz ovvero quella di Frank Morris, John Anglin e Clarence Anglin che nel 1962 riuscirono ad uscire dalle loro celle, attraverso l’impianto di ventilazione (lasciando dei manichini da loro costruiti sulle brande per cercare di camuffare il più a lungo possibile la fuga) e ad arrivare, servendosi di gommoni fatti di impermeabili, fino alla costa, dove fecero perdere definitivamente le loro tracce. A questo episodio è ispirato il film Fuga da Alcatraz, con Clint Eastwood.
Finita la visita ad Alcatraz (durata qualche ora), siamo tornati alla nostra auto, dove abbiamo trovato una brutta sorpresa: finestrino posteriore rotto e una valigia di Tinto rubata (valigia che conteneva regali e souvenir vari).
Avevamo lasciato la macchina in un parcheggio con il parchimetro, in una zona turistica che sembrava assolutamente tranquilla. Le valigie non erano visibili dall’esterno, essendo nel bagagliaio, ma probabilmente gli adesivi sull’auto hanno attirato l’attenzione di qualche mal intenzionato, che pensava di trovare chissà cosa.
Immediata denuncia alla polizia e ritrovamento della valigia (da cui però mancavano alcune paia di scarpe nuove e abbigliamento vario). E così, anche “l’esperienza furto” è stata fatta (avremo preferito evitarla naturalmente).
Ultima serata negli States (con ottima cena di pesce) al Pier 39, nel quartiere Fishierman’s Wharf.
Domani, alle 14.30, abbiamo il volo di ritorno per l’Italia. Faremo scalo a Francoforte e arriveremo a Venezia alle 17.00 di lunedì 3 novembre. Ric è già a casa da alcuni giorni, sta bene!
E così, terminerà il viaggio USA & CANADA on the road 2008: una delle più grandi avventure della nostra vita!
Ora abbiamo bisogno di alcuni giorni (o settimane?) per metabolizzare, riordinare i ricordi e le mille esperienze vissute. Però siamo contenti, più che soddisfatti e soprattutto “pieni”: questo viaggio ci ha dato tantissimo nonostante alcuni problemi ed “esperienze negative” (che comunque bisogna accettare e fanno parte di un viaggio, o meglio, della vita stessa). Speriamo di essere riusciti a comunicarvi almeno una piccola parte di tutto ciò che abbiamo vissuto.
A breve pubblicheremo un post con tutti i numeri del coast to coast e alcune considerazioni finali. Quindi aspettate a salutarci, non è ancora finita! ![]()
Il racconto del viaggio sarà pubblicato a puntate sulla rivista bimestrale Dolce Vita, a partire da Gennaio 2009. Collegatevi al blog anche per avere eventuali info su progetti e viaggi futuri.
The trip goes on! Bless.
Los Angeles
Palme, sole, ragazze in bikini, spiagge infinite e l’oceano davanti a noi… siamo in California amici! Nella seconda città più grande d’America, L.A., the City of Angels.
Qui si trova la mecca del cinema, Hollywood e altri quartieri ultra famosi, palcoscenici di film e serie televisive viste in tutto il mondo.
Dopo un breve giro in centro e un po’ di sano shopping, abbiamo fatto visita agli Universal Studios, una specie di micro-città interamente dedicata al mondo del cinema.
Avendo solo poche ore a disposizione e ritenendo esagerato il prezzo del biglietto d’ingresso alle attrazioni principali (65 $), ci siamo limitati alla parte “esterna” del parco, piena di negozi tematici e piccole curiosità.
L’appuntamento principale della nostra prima giornata a Los Angeles era un altro infatti: la partita di basket dei Lakers, una delle più forti squadre dell’NBA, dove milita tra l’altro Kobe Bryant, attualmente considerato il miglior giocatore del mondo e l’erede di Michael Jordan.
Avevamo acquistato i biglietti tramite internet diverse settimane fa, pagandoli cari (100 $ l’uno), ma ritenendoci già fortunati: si trattava infatti della partita d’apertura della stagione, quindi particolarmente sentita dai tifosi e dall’intera città. Contro i Portland Blazers.
Ore 19.30, appuntamento al mitico Stamples Center con altri 20.000 sostenitori dei Los Angeles Lakers…
Hot dog, birra fresca in mano (carissima, 10 $ per 1 birra media), gadgets della squadra addosso (questi gratis, regalati dalla società) e si va!
Lo stadio è una bolgia, non si tratta solo di una partita ma di un evento spettacolare. La gente balla, ride, urla… e i Lakers dominano la partita dall’inizio alla fine. Al 3° quarto Kobe “inizia a giocare” ed è show time: 20 punti in dieci minuti con tiri e giocate degne del M.V.P. della scorsa stagione. Il pubblico è in delirio. E’ una festa che dura più di due ore.
Durante un time out, le telecamere della regia interna riprendono in sequenza i vip presenti alla partita… Leonardo Di Caprio, Denzel Washington, Jack Nicholson, David Beckham e Arnold Schwarzenegger. Ovazione per tutti tranne che per l’ultimo, che qualche fischio se lo prende. Strana sensazione esser presenti ad un evento con star di questo calibro.
Finito il match, facciamo un ultimo giro per la città, scattiamo qualche foto e ci ritiriamo in motel.
Qui si sta da Dio, 30 gradi, vento fresco e poca umidità. Big up L.A.!
Spese del giorno
Generali: 74 $ motel, 12 $ parcheggio Studios, 8 $ parcheggio notte, 200 $ biglietti partita (tot 294 $)
Sir: 136 $ vestiti, 14 $ pranzo, 17 $ taglio capelli, 30 $ cibo e birra partita, 10 $ cena (tot 207 $)
Tinto: 210 $ vestiti, 18 $ pranzo, 30 $ cibo e birra partita, 10 $ cena (tot 268 $)
Km percorsi: 60
Frase del giorno: Go Lakers!
Canzone del giorno: Iris – Goo Goo Dolls
Il nostro secondo giorno a Los Angeles inizia sul molo di Santa Monica…
Qui, dopo 3.800 km, termina la storica Route 66, la madre di tutte le strade. Avevamo visto e fotografato il suo inizio a Chicago, l’abbiamo incrociata e percorsa varie volte durante il nostro viaggio ma soprattutto l’abbiamo vissuta, on the road, al 100%, dall’Illinois all’Oklahoma, dall’Arizona alla California, attraverso persone, posti, musiche e odori. Una strada che attraversa gli Stati Uniti da parte a parte, per poi “perdersi” nell’oceano. Una strada che continuerà a vivere nei milioni di persone che l’hanno percorsa, e d’ora in poi, anche in noi.
Noleggiate due splendide bike-chopper, abbiamo iniziato il nostro giro sul famoso lungo mare di Santa Monica e di Venice Beach…
Qui si fa jogging, si gioca a beach volley, si va in bicicletta o sui roller blade. Ci sono anche mini palestre a cielo aperto, dove i classici Big Jim biondi sfoderano i loro muscoli.
Durante il nostro giro, abbiamo fatto anche un po’ di promozione allo sponsor del viaggio, l’X-ide, conoscendo 2 bagnini di cui pubblichiamo alcune foto per il piacere delle visitatrici del blog.
In questo periodo non c’è molta gente che frequenta le spiagge, rispetto all’alta stagione, ma qualche temerario che faceva il bagno c’era e domani, probabilmente, tenteremo anche noi (nonostante faccia caldo l’acqua dell’oceano è sempre molto fredda).
Dopo due ore, abbiamo riconsegnato le bici e ci siamo concessi un pranzo coi fiocchi: ricordate Bubba, l’amico di Forrest Gump, che nel film è uno specialista di gamberetti?! Bene, qui sul molo di Santa Monica c’è il Bubba Gump, un ristorante dedicato alla storica pellicola e naturalmente al sea food.
Non potevamo che ordinare i piatti della casa ovvero gamberetti cucinati e conditi in tutti i modi possibili. Very good!
Un breve giro in macchina sul Palisades Park che costeggia l’oceano…
sull’Ocean Avenue…
…e via verso i quartieri interni della città. Visita obbligatoria a Beverly Hills, passando per Rodeo Drive (la via delle star e del lusso), Sunset Boulevard, Bel Air e infine Mulholland Drive.
Il traffico che c’è in questa città penalizza ogni spostamento e anche noi oggi abbiamo perso diverse ore sulle strade “locali” e sulle highway.
Domani mattina ci faremo qualche ora di spiaggia e mare, prima di ripartire alla volta di San Francisco, la nostra meta.
Ric è partito oggi e domani (oggi per voi che leggete) sarà a casa, in Italia. Vola in 1° classe con la British Airlines, accompagnato da un medico italiano che è venuto apposta negli States per assisterlo durante il viaggio di ritorno. Sta molto meglio e fra qualche giorno saremo di nuovo tutti insieme.
USA & CANADA on the road 2008 è quasi al termine. In certi momenti ci sembra di essere in viaggio da anni, in altri, da pochi giorni. Siamo un po’ stanchi è vero, abbiamo fatto tanta strada e vissuto esperienze che mai avremo pensato, ma non siamo per niente stufi. Abbiamo ancora 600 km da percorrere e una città meravigliosa da scoprire. Restate con noi fino alla fine di questa grande avventura.
Spese del giorno
Generali: 40 $ noleggio bici, 6 $ parcheggio molo, 10 $ parcheggio notte, 74 $ motel (tot 130 $)
Sir: 16 $ souvenir, 34 $ pranzo, 4 $ cartoline, 12 $ cena (66 $)
Tinto: 3 $ cartoline, 34 $ pranzo, 12 $ cena (tot 49 $)
Km percorsi: 120
Frase del giorno: Stupid is as stupid does!
Canzone del giorno: To live and die in L.A. – Tupac
Las Vegas: la città del peccato
Riprendendo la frase del giorno di ieri… “What happens here stay here” (ovvero Quello che succede qui rimane qui). E non potrebbe essere altrimenti, visto che il soprannome di questa pazza città, è Sin City (città del peccato). Detto questo, capirete che non possiamo svelarvi con precisione ciò che abbiamo fatto la notte scorsa.
Nessuna assunzione di sostanze stupefacenti alla “Paura e Delirio” nè rapine alla “Ocean’s Eleven“, ma semplicemente una sfavillante serata nella capitale del divertimento.
Anche in questo caso quindi, lasceremo che le foto parlino per noi.
Dopo aver passato la Hoover Dam (futuristica diga sul fiume Colorado)…
…siamo entrati nel deserto del Nevada.
Qui, in mezzo al nulla, si trova Las Vegas!
Il cuore della città è la Strip, la parte della Las Vegas Boulevard dove si concentrano i principali casinò/hotel…
Incredibilmente fedele all’originale, il The Venetian riproduce alcuni scorci di P.zza San Marco e del Ponte di Rialto…
Da non perdere lo spettacolo serale delle fontane davanti al Bellagio…
Nonostante le decine di hotel e casinò presenti nel raggio di pochi chilometri, a Las Vegas si continua a costruire ad un ritmo incredibile. E’ una città in forte espansione e la sua economia è tra quelle che stanno crescendo di più negli Stati Uniti. Se nel resto del Paese è in corso una delle più gravi crisi finanziarie della storia, qui, di questa crisi non c’è ombra!
Las Vegas vive 24 ore al giorno, i casinò sono sempre pieni, le strade principali affollate e girano tanti di quei soldi da andar fuori di testa! E’ un vero e proprio circo a cielo aperto, curato nei minimi particolari.
Dopo un accurato giro turistico per ambientarsi un po’, ci siamo preparati per la serata… qualche dollaro in tasca, occhiali da star, gel nei capelli e sigaro in bocca! Missione: sbancare Las Vegas!
Abbiamo “visitato” il Bellagio, l’MGM, il Flamingo, l’Imperial Palace (dove abbiamo anche “dormito”) e infine il The Venetian. Poker, roulette e slot machines le nostre attrazioni preferite. Cifre basse naturalmente: qui per giocare seriamente bisogna avere migliaia di dollari a disposizione da buttare e noi, fortunatamente, non li avevamo. Uscire indenni da un Texas Hold’em al Bellagio, è già un’impresa non facile, che Tinto ha compiuto alla grande!
Gli altri particolari della serata, come detto a inizio post… sono top secret!
Dopo qualche ora di sonno, ultimo giro per la città, ultime piccole puntate e via di nuovo, verso il Pacifico. 450 km ed ecco davanti a noi le luci dei grattacieli di Los Angeles! Siamo esausti, si va dritti in motel (Motel 6, 1738 Whitley Avenue, ad Hollywood). Siamo sulla West Coast… non ci sembra vero!
Spese del giorno
Generali: 40 $ benzina, 74 $ motel (tot 114 $)
Sir: 9 $ colazione, 12 $ souvenir e regali, 2 $ pranzo, 7 $ carte da gioco, 40 $ casinò, 14 $ cena (tot 84 $)
Tinto: 5 $ colazione, 2 $ pranzo, 3 $ carte da gioco, 40 $ casinò, 23 $ cena (tot 73 $)
Km percorsi: 470
Frase del giorno: Can we have one fiches?
Canzone del giorno: Hate it or Love it – The Game feat. 50 Cent
Pausa Las Vegas
Qui ora sono le 10 di sera. Siamo a LAS VEGAS signori e signore. Capite, che abbiamo altro da fare! Abbiamo “solo” 12 ore per sbizzarirci poi dobbiamo ripartire verso Los Angeles. Aggiorneremo il blog poi. Domani, forse.
Alloggiamo al 15° piano dell’Imperial Palace, nel mezzo dello Strip, il cuore della città.
Riguardo la THE READERS COMPETITION, solamente 3 di voi hanno indovinato… la risposta giusta infatti era la 1°: poco prima di partire, a Oklahoma City, Tinto ha fatto una retromarcia delle sue prendendo in pieno un’auto parcheggiata a pochi metri da noi. Ingenti danni sia sulla loro che sulla nostra auto. No comment!
Complimenti quindi a Riccardo, Tony-S e Brao Brao Ganghi… le fiches dal Bellagio arriveranno presto.
Spese del giorno
Generali: 38 $ benzina, 59 $ hotel (tot 97 $)
Sir: 2 $ colazione, 20 $ sigari, 14 $ pranzo, ??? $ serata (tot — $)
Tinto: 2 $ colazione, 10 $ souvenir, 19 $ cappello, 30 $ zippo, ??? $ serata (tot — $)
Km percorsi: 280
Frase del giorno: What happens here stay here…
Canzone del giorno: Hey ma - Cam Ron
Monument Valley e Gran Canyon
Apriamo il post di oggi con una foto, perchè descrivere a parole ciò che abbiamo visto durante questa incredibile giornata, è impossibile. Lasciamo che siano le immagini a raccontarsi da sole. Ci limiteremo a qualche dettaglio e commento…
Non c’è una nuvola in cielo, il sole splende. Finestrini giù, braccio fuori e musica alta. L’auto sfreccia sulla highway 163. Arriviamo nella Monument Valley intorno alle 11 di mattina e lo spettacolo inizia…
Consultiamo qualche cartina e una guida turistica per non perdere troppo tempo tra le lunghe strade della valle. Lungo il percorso incrociamo dei cani randagi, alcuni sono cuccioli, bellissimi, ma non possiamo che fotografarli…
Arriviamo al visitor center, scendiamo dalla macchina, saliamo una piccola rampa di scale e… davanti a noi, è magia…
Ci fermiamo qui almeno mezz’ora, a guardare, a parlare, a sognare e a scattare mille foto.
Molti pensieri vanno a Ric, a quanto gli piacerebbe essere qui, a quanto vorremmo che fosse qui con noi. Poi pensiamo che queste rocce sono qui da centinaia di migliaia di anni, e che da qui non si muoveranno per un bel pezzo: così ci consoliamo al pensiero che ci torneremo insieme.
Da qui è possibile partire per escursioni organizzate dai Navajo (gli indiani abitanti della zona) in jeep, in autobus o anche a cavallo. Ma noi non siamo per i tour organizzati, così torniamo all’auto e ci inoltriamo nella valle da soli…
E’ incredibile come la natura possa aver “disegnato” una paesaggio del genere. Ogni scorcio sembra un quadro, ogni particolare è al posto giusto. Abbiamo quasi l’impressione di essere in terra di giganti, e che queste rocce sono i loro troni.
Vorremmo passare qui l’intera giornata, aspettare il tramonto (che qui dicono essere paradisiaco), dormire sotto le stelle in mezzo a queste opere d’arte, ma dobbiamo accontentarci e proseguire verso il Gran Canyon, la nostra prossima tappa.
Scattiamo le ultime foto, impostiamo il navigatore satellitare e ci rimettiamo in viaggio.
Dopo alcune centinaia di chilometri il paesaggio cambia, entriamo in una fitta foresta e iniziamo a salire di altitudine. Facciamo una specie di passo, su strade strette in mezzo ad alberi che ci sono familiari (sembra di essere nel bosco di S. Marco, nel Bellunese, tra Auronzo di Cadore e Misurina, per chi conosce quella zona). Arriviamo fino a a 2.267 metri, all’entrata del magnifico Gran Canyon National Park (versante South Rim).
Paghiamo i 25 dollari per entrare (giusti, tutto sommato, vista la pulizia e l’organizzazione del parco) e guidiamo piano fino al primo punto d’osservazione, il Desert View. Lo spettacolo che ci si presenta davanti, ci fa dimenticare presto le meraviglie della Monument Valley…
Improvvisamente, la terra si apre, un’enorme voragine domina il paesaggio e giunti davanti al Gran Canyon, ci manca quasi il respiro…
Solo ora capiamo perchè l’hanno chiamato GRAN Canyon. Le dimensioni di questa immensa gola sono fuori da qualsiasi immaginazione. Tanto per dirvi un po’ di numeri, il Gran Canyon è lungo 446 chilometri circa, profondo fino a 1.600 metri e con una larghezza variabile dai 500 metri ai 27 chilometri.
Sul fondo del Canyon, il fiume Colorado sembra un piccolo ruscello.
I punti d’osservazione sono molti, ne facciamo 3-4 e in ognuno rimaniamo incantati.
Di tutti, il migliore secondo noi è il Moran Point…
Come detto a inizio post, non ci sono molte parole per descrivere tanta bellezza. La visita a queste meraviglie vale sicuramente un viaggio fino a qui, quindi la consigliamo a tutti. Ci vorrebbe sicuramente più tempo per apprezzare totalmente sia la Monument Valley che il Gran Canyon. In quest’ultimo c’è anche la possibilità di dormire in tenda sul fondo della valle o di percorrere alcune miglia del fiume Colorado a bordo di canoe o gommoni. Esperienze che siamo sicuri, varrebbe la pena di fare se si passa di quà.
Salutato il Gran Canyon, ci siamo rimessi in strada intorno alle 7 si sera, avvolti già da un senso di malinconia per la giornata strepitosa. 200 km verso sud-ovest e stop per la notte, di nuovo sulla Ruote 66 (Canyon Lodge motel a Seligman, Arizona).
E visto che domani saremo a Las Vegas, ora lanciamo una nuova THE READERS COMPETITION!
1. Alcuni giorni fa Tinto, nel parcheggio di un Toyota service, ha battuto con la jeep contro un’auto appena uscita dalla carrozzeria facendo centinaia di dollari di danni.
2. Oggi Sir sulla Monument Valley, ha preso una strada sterrata non percorribile ed è stato inseguito dalla polizia Navajo, rischiando l’arresto.
3. Con la scusa di essere giornalisti reporter di viaggio, Sir e Tinto hanno passato alcune ore in compagnia di 2 posrnostar americane, tra finti servizi fotografici e spogliarelli senza censure.
ATTENZIONE: soltanto UNA di queste TRE “storielle” è VERA. Le altre sono false!
Rispondete con un commento a questo post indicando la vostra scelta. In palio per i vincitori, 1 fiches originale da un casinò della “maledetta” Las Vegas!
Good Luck guys! ![]()
Spese del giorno
Generali: 38 $ benzina, 10 $ parco Monument Valley, 25 $ parco Gran Canyon, 7 olio auto, 58 $ motel (tot 138 $)
Sir: 10 $ souvenir, 7 $ pranzo (17 $)
Tinto: 2 $ cartoline, 6 $ pranzo, 15 $ serata (tot 23 $)
Km percorsi: 520
Oggetti rubati (da Tinto): manganello di plastica, frontino, vibratore elettronico a 2 velocità
Frase del giorno: We are a little men in front of the nature
Canzone del giorno: Blowin’ in the wind – Bob Dylan
New Mexico e Arizona
Wow, che posti ragazzi!
Oggi vi raccontiamo di 800 km attraverso il deserto del New Mexico e dell’Arizona…
Partiti intorno alle 9 di mattina dopo la diretta con Radio Club 103, ci siamo diretti verso ovest attraverso la highway 40 e a tratti la Historic Route 66, fermandoci più volte durante il percorso per scattare qualche foto.
A circa 70 miglia da Albuquerque, abbiamo incontrato un temerario bikers americano, proveniente dall’Ohio e diretto a Las Vegas. Un viaggio di circa 1000 miglia (circa 1.600 km), a bordo di una semplicissima bicicletta, con qualche zaino e una tenda. Ci ha raccontato di come il vento a sfavore gli facesse perdere molte ore al giorno e di quanto la notte sia fredda nel deserto. Non ha voluto un paio di occhiali da sole in omaggio, nè una t-shirt… aveva già tutto e qualsiasi cosa in più per lui significava peso inutile.
Siamo riusciti a regalargli una bandana, ad augurargli buon viaggio e a fargli una foto…
Fedeli allo spirito e alla filosofia dei viaggi on the road, ci siamo dedicati ad assaporare il percorso, la strada, il tragitto… senza preoccuparci della meta, senza pensare al fatto che stessimo andando in un posto preciso. Così Jack Kerouac insegna.
Tra i vari cartelli curiosi incontrati sulla strada eccone uno simpatico…
Passata Albuquerque ci siamo fermati per la pausa pranzo. Una cosa “leggera” e via…
Proseguendo verso l’Arizona, siamo usciti dall’highway per percorrere alcune decine di km sulla Route 66. Questo è stato sicuramente il tratto più “selvaggio” e desolato che abbiamo visto della storica strada, e naturalmente il più affascinante.
Non serve tanta immaginazione per intravedere tra la polvere della prateria, indiani a cavallo che corrono liberi col vento nei capelli, o qualche secolo dopo, potenti Harley Davidson che consumano la strada sterrata…
Con in sottofondo colonne sonore di pellicole americane e musiche strumentali composte con flauti di pan, ci siamo sentiti noi stessi dentro un film e non sono mancati alcuni piacevoli incontri…
Passata Gallup (cittadina del New Mexico), siamo così arrivati in Arizona, e da lì ci siamo diretti verso nord, puntando alla Monument Valley e più precisamente a Kayenta.
In queste zone si incontrano riserve indiane ridotte ormai ad agglomerati di roulotte malconce e baracche all’apparenza disabitate. E’ triste vedere come è stata ridotta una cultura unica e preziosa come quella degli indiani d’America…
Proseguendo verso nord il paesaggio si è trasformato ancora e le strade hanno iniziato a perdersi nell’orizzonte…
Dopo quasi 10 ore di viaggio la stanchezza ha iniziato a farsi sentire, ma la luce del tramonto sulle rocce del deserto dell’Arizona, ci ha pienamente ripagato…
Intorno le 8 di sera siamo entrati nello Utah e ci siamo fermati in un motel (Kokopelli Inn, a Bluff).
Siamo a 30 km dalla Monument Valley e a 350 km dal Gran Canyon, che raggiungeremo domani in giornata.
Questa mattina il detective di Oklahoma City che seguiva il nostro caso, ci ha avvisati di aver arrestato la ragazza che era alla guida del pick up, quando Ric si è ferito. Ora si trova nella prigione locale e a breve ci saranno altri aggiornamenti. Vi terremo informati. Giustizia è stata fatta.
Ric sta sempre meglio, e questa è la cosa comunque più importante.
Ora siamo in posti fantastici, vogliamo solo rilassarci e goderci il viaggio. A presto amici.
Spese del giorno
Generali: 90 $ benzina, 66 $ motel (tot 156 $)
Sir: 10 $ pranzo, 5 $ varie, 30 $ cena (45 $)
Tinto: 15 $ pranzo, 15 $ souvenir e regali, 30 $ cena (tot 60 $)
Km percorsi: 840
Frase del giorno: Can you hear it? It’s the spirit of the wind.
Canzone del giorno: Rise – Eddie Veder
































































































































